CINEMA ITALIANO DA OSCAR

Mentre eravamo tutti presi a seguire le varie maratone elettorali, dall’altra parte dell’Oceano stanotte si sono assegnati gli Oscar . . e CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino ne ha vinto uno.

Miglior sceneggiatura non originale con la statuetta che è andata all’anziano James Ivory che ha adattato al cinema il romanzo di Andrè Aciman, libro in cui si racconta di un amore omosessuale nell’Italia del 1983. Mi piace riportare in questo articolo le parole del quasi novantenne sceneggiatore che dopo aver ricevuto la statuetta, poggiato sul suo bastone, ha dichiarato che “non importa se siamo etero o omosessuali, siamo tutti passati attraverso il primo amore“, ed io trovo che sia una affermazione meravigliosa.

Una affermazione che legata ad un film dal regista italiano aumenta, a mio avviso, l’importanza e l’orgoglio di un premio così importante per un film che profuma di azzurro, sopratutto oggi, alla luce dei risultati delle elezione, dove è emersa una tendenza all’odio e alla poca tolleranza di cui peraltro già si sentiva l’olezza da qualche tempo. Ma non scrivo per fare politica, e sopratutto non faccio politica, aggiungo però soltanto che fortunatamente abbiamo nel nostro paese una storia ed un bacino culturale dai quali attingere che prima o poi ci salverà . . . . . . più poi che prima . . .

Io per esempio negli ultimi giorni ho visto due film bellissimi, entrambi italiani . .

Sabato sera ero di turno al cinema: A CASA TUTTI BENE, l’ultimo di Gabriele Muccino, regista che tra l’altro ho avuto il piacere di incrociare nella mia avventura Sanremese che ormai è è vecchia di un mese .

Il film mi è piaciuto parecchio, come spesso accade per questi film drammatici, mi ha lasciato con gli occhi gonfi di commozione per buona parte della storia, e questa cosa che vado al cinema e piango però adesso me la devo studiare meglio 😉

Si raccontano le vicende di una famiglia corposa che si raduna su un isoletta per festeggiare i 50 anni di matrimonio dei genitori. Storie che si intrecciano, turbamenti che si prendono a braccetto, fallimenti sentimentali come se piovesse, mal di vivere nascosto dall’esigenza di apparire sereni e di festeggiare la meravigliosa Sandrelli e consorte.

Il cast è davvero di spessore, ogni volta sottolineo che abbiamo una generazione di attori che è veramente di livello, tra i tanti mi sento di citare l’interpretazione di Favino che è una spanna sopra tutti gli altri e quella di Sabrina Impacciatore che cavolo liberata dal suo ruolo di “stupidella” è davvero eccezionale. Nota di merito anche per la Solarino, donna per la quale io ho un debole ormai ventennale, e per il solito Accorsi. Anche se vederlo nella parte di bello, dannato e tormentato che vive tra un casino e l’altro suona molto di già visto e rivisto.

Non c’è un protagonista. Si passa continuamente da una persona ( e quindi storia ) all’altra con l’utilizzo massiccio del piano sequenza e questo oltre a dare un ottimo ritmo alla pellicola eleva tantissimo il livello di realizzazione. In sostanza questa scelta di narrazione a me è piaciuta molto. Piaciuta come la scelta di non finire con l’happy ending, ma con un amaro in bocca che accompagna lo spettatore quasi fino a casa, fino alla sua storia e alla sua famiglia.

Un film che consiglio, ovviamente, e a dispetto del titolo, del cast e della locandina, non aspettatevi una commedia.

In settimana, invece, su RaiPlay ho visto LA FELICITA’ E’ UN SISTEMA COMPLESSO, film del 2015 che era stato candidato ai David di Donatello. Regista Gianni Zanasi, ammetto di non conoscerlo.

Il protagonista è Valerio Mastandrea e per me quando c’è un film con lui vuol sempre dire. . . .emozionarsi e pensare.

Così è stato.

Ho già scritto molto, ti voglio bene se sei arrivato fin qui a leggere, percui non mi dilungherò anche nel racconto di questo film . . . .

dico solo che ad un certo punto. . . il protagonista inizia a riflettere sulla felicità e su quanto tempo si può vivere ingoiando merda sul posto di lavoro.

Arriva il giorno che manda tutto affanculo?

Guardate il film.

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