MADE IN ITALY. IL FILM

Ieri pomeriggio ero di turno al cinema: proiezione il film di Ligabue.

Un film che sicuramente volevo vedere, ancora mi porto addosso l’emozione di DA ZERO A DIECI, il suo secondo lavoro da regista, che visto circa venti anni fa mi ha davvero folgorato. Per questo, e per la lunga attesa e il lungo silenzio del rocker dietro la cinepresa, le mie aspettative su questo MADE IN ITALY erano davvero alte.

Sarà per questo motivo, e lo dico subito, che le vicende di Riko mi hanno lasciato un gusto un po’ amarognolo in bocca. Per carità, il film è un bel film, ben girato, molto ben recitato e con alcuni spunti davvero geniali ed interessanti, sicuramente il mio giudizio complessivo ( che poi chi sono io per giudicare?) è positivo. . .  ma . . forse speravo in qualche pugno nello stomaco più forte.

Sì che di motivi per riflettere ce ne sono molti, la dichiarazione di Riko in televisione è uno sbatterti in faccia la verità sulla vita di tutti noi, qualcosa sotto lo sterno si è mosso mentre stavo comodamente sdraiato sui seggiolini della sala, ma forse è proprio questo il punto. Il rimando al discorso di “Freccia” alla radio, in RADIO FRECCIA, è inevitabile. . . sarà colpa o merito di Accorsi? Lui è davvero bravissimo, ma viene troppo facile mettergli il mantello dell’uomo eternamente insoddisfatto dalla vita alla continua ricerca di un senso. Singolare poi, la scelta del Liga, di consegnare queste riflessioni così profonde del protagonista sempre ad un mezzo di comunicazione: la radio, la televisione.

Il film narra le vicende di Riko, operaio in un ditta che confeziona insaccati, nel pieno di una crisi famigliare, con il padre in un ricovero, con amici più o meno a posto schiavi delle loro debolezze, con una relazione extraconiugale basata esclusivamente sul sesso, con un figlio che non vuole saperne di andarsene di casa. . . .  una vita qualunque di un uomo di provincia. Più ricca di bassi che di alti.  La “fuga” del venerdì sera con gli amici ( e qui il richiamo a da zero a dieci è fortissimo ), il reclamare i propri diritti in nome dei 1200 euro, l’amico che viene a mancare e una moglie da riconquistare. La perdita del lavoro e la depressione che ne consegue. La convivenza con la perdita di un figlio ancora in grembo e la gioia ( che da la svolta ) per una nuova creatura che arriverà.

Troppo. Forse troppo. Suona un po’ di accanimento.

E’ vero però che la vita non fa sconti. Chi legge questo post sa benissimo che in ogni casa ci sono problemi da risolvere, io in primis posso testimoniare che gli anni che passano si appesantiscono di situazioni spiacevoli e quelle positive, che per fortuna ci sono, non bastano mai a bilanciare il dolore. Brunori Sas in una sua canzone dice ” che il dolore serve come serve la felicità ” e io voglio pensare che sia davvero così.  Ma il far succedere così tutto nella vita di Riko mi fa venire in mente l’immagine del regista che prende in mano la pellicola e ci infila proprio fisicamente tutte le canzoni del disco, che bisogna ammetterlo, è un ottima colonna sonora da gustare sulle immagini proiettate sul grande schermo.

Anche il discorso sul divano di Carnevale, dopo una bevuta epocale, sa molto di ovvietà ma fa male. Arriva. ” Non aspettare che il mondo intorno cambia, cambia tu. Vai via. Se non ti piace dove stai, vai via. ” Nel mio ultimo libro c’è una poesia che parla proprio di questo, definisco il coraggio come il più grande ostacolo per saltare fuori dalla tela, che seppur sia di pregiata fattura, resta sempre una cornice che ci imbriglia.

Una standing ovation, a mio avviso, va a Katia Smutniak, che oltre ad essere bellissima, in questa pellicola ha una intensità meravigliosa. E’ lei, moglie di Riko, che si prende sulle spalle tutto il dolore ed il silenzio del marito. Lui sta male e lei magnetizza sul suo volto il suo dolore, come solo una brava attrice può fare.

Chiaramente è un film che rivedrò. Un film che parla così della vita, della vita che potrebbe essere facilmente quella di chiunque di noi spettatori, va senza dubbio rivisto e rimasticato. Anche solo per prenderci del tempo per rispondere alle due domande portanti della trama: COME CI SONO ARRIVATO QUI? CHE COSA CI FACCIO QUI?

Io ci aggiungerei anche. . .  DOVE SONO ARRIVATO?

Sinceramente a distanza di poche ore, non ho ancora investito tempo ed energie per trovare la risposta a queste domande, e forse è questo il vero motivo per cui dico che un po’ mi è rimasta la bocca amara. . . forse speravo in una spinta più forte verso questi interrogativi.  Ma è solo una percezione mia. . .

Voglio, concludendo, fare un grosso applauso a Luciano per due chicche da regista che potrebbero passare via come niente fosse ed invece mi hanno emozionato:

Nella scena in cui i quattro amici giocano a carte, c’è una inquadratura a campo largo che ci fa vedere un gratta e vinci sul tavolino del salotto di Carnevale, è un chiaro indizio di quello che scopriremo più tardi nel film.

Quando Riko e la moglie scoprono di aspettare un bambino, la scena stacca e vediamo la luna riflessa nel mare, disegna chiaramente l’immagine che si vede quando si fa una ecografia. Ottima scelta.

Se dovessi fare un classifica personale dei tre film del Liga, questo si piazza tra DA ZERO A DIECI, che resta il mio preferito e RADIO FRECCIA. Consiglio vivamente comunque, a tutti, di andare a vederlo, e di farsi smuovere qualche domanda. . .

io intanto vado a cercare quelle famose risposte.

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