UNA POESIA PER LA FESTA DELLE DONNE

Mi sembra sempre doveroso ed opportuno omaggiare la donna con una poesia scritta ad hoc per l’8 marzo.
Così stamattina, ancora con gli occhi socchiusi per il sonno che svanisce, ho messo insieme questi versi.
Semplicemente per dire grazie.
RESTA A LETTO STAMATTINA, DONNA
Resta a letto stamattina
donna
e il mondo si incaglierà
andrà in ritardo di qualche secondo,
ti verrà a cercare.
Se ne accorgeranno i bambini
nelle scuole
con la loro merenda
pane e marmellata senza marmellata,
cadranno l’eleganza e il taglio
di camicie sgualcite
cinte da uomini dissipati
alla ricerca dell’isola che non c’è.
Se ne accorgeranno i colori
che orfani del tocco del tuo riso
mostreranno cieli in bianco e nero
nelle foto spoglie del tuo ottimismo.
Resta comunque a letto stamattina
donna
e il mondo ti porterà un caffè
vacillante
zoppicante
e grato.
Memore e laudativo
della tua carezza sostanziale.
©Stefano Buzzi

CINEMA ITALIANO DA OSCAR

Mentre eravamo tutti presi a seguire le varie maratone elettorali, dall’altra parte dell’Oceano stanotte si sono assegnati gli Oscar . . e CHIAMAMI COL TUO NOME di Luca Guadagnino ne ha vinto uno.

Miglior sceneggiatura non originale con la statuetta che è andata all’anziano James Ivory che ha adattato al cinema il romanzo di Andrè Aciman, libro in cui si racconta di un amore omosessuale nell’Italia del 1983. Mi piace riportare in questo articolo le parole del quasi novantenne sceneggiatore che dopo aver ricevuto la statuetta, poggiato sul suo bastone, ha dichiarato che “non importa se siamo etero o omosessuali, siamo tutti passati attraverso il primo amore“, ed io trovo che sia una affermazione meravigliosa.

Una affermazione che legata ad un film dal regista italiano aumenta, a mio avviso, l’importanza e l’orgoglio di un premio così importante per un film che profuma di azzurro, sopratutto oggi, alla luce dei risultati delle elezione, dove è emersa una tendenza all’odio e alla poca tolleranza di cui peraltro già si sentiva l’olezza da qualche tempo. Ma non scrivo per fare politica, e sopratutto non faccio politica, aggiungo però soltanto che fortunatamente abbiamo nel nostro paese una storia ed un bacino culturale dai quali attingere che prima o poi ci salverà . . . . . . più poi che prima . . .

Io per esempio negli ultimi giorni ho visto due film bellissimi, entrambi italiani . .

Sabato sera ero di turno al cinema: A CASA TUTTI BENE, l’ultimo di Gabriele Muccino, regista che tra l’altro ho avuto il piacere di incrociare nella mia avventura Sanremese che ormai è è vecchia di un mese .

Il film mi è piaciuto parecchio, come spesso accade per questi film drammatici, mi ha lasciato con gli occhi gonfi di commozione per buona parte della storia, e questa cosa che vado al cinema e piango però adesso me la devo studiare meglio 😉

Si raccontano le vicende di una famiglia corposa che si raduna su un isoletta per festeggiare i 50 anni di matrimonio dei genitori. Storie che si intrecciano, turbamenti che si prendono a braccetto, fallimenti sentimentali come se piovesse, mal di vivere nascosto dall’esigenza di apparire sereni e di festeggiare la meravigliosa Sandrelli e consorte.

Il cast è davvero di spessore, ogni volta sottolineo che abbiamo una generazione di attori che è veramente di livello, tra i tanti mi sento di citare l’interpretazione di Favino che è una spanna sopra tutti gli altri e quella di Sabrina Impacciatore che cavolo liberata dal suo ruolo di “stupidella” è davvero eccezionale. Nota di merito anche per la Solarino, donna per la quale io ho un debole ormai ventennale, e per il solito Accorsi. Anche se vederlo nella parte di bello, dannato e tormentato che vive tra un casino e l’altro suona molto di già visto e rivisto.

Non c’è un protagonista. Si passa continuamente da una persona ( e quindi storia ) all’altra con l’utilizzo massiccio del piano sequenza e questo oltre a dare un ottimo ritmo alla pellicola eleva tantissimo il livello di realizzazione. In sostanza questa scelta di narrazione a me è piaciuta molto. Piaciuta come la scelta di non finire con l’happy ending, ma con un amaro in bocca che accompagna lo spettatore quasi fino a casa, fino alla sua storia e alla sua famiglia.

Un film che consiglio, ovviamente, e a dispetto del titolo, del cast e della locandina, non aspettatevi una commedia.

In settimana, invece, su RaiPlay ho visto LA FELICITA’ E’ UN SISTEMA COMPLESSO, film del 2015 che era stato candidato ai David di Donatello. Regista Gianni Zanasi, ammetto di non conoscerlo.

Il protagonista è Valerio Mastandrea e per me quando c’è un film con lui vuol sempre dire. . . .emozionarsi e pensare.

Così è stato.

Ho già scritto molto, ti voglio bene se sei arrivato fin qui a leggere, percui non mi dilungherò anche nel racconto di questo film . . . .

dico solo che ad un certo punto. . . il protagonista inizia a riflettere sulla felicità e su quanto tempo si può vivere ingoiando merda sul posto di lavoro.

Arriva il giorno che manda tutto affanculo?

Guardate il film.

UNA POESIA ISPIRATA DALLA NEVE

Si parla tanto di neve e Burian in questi giorni, e allora ecco che ispirato dal clima ho scritto questa poesia che voglio condividere con tutti voi lettori . . . .

 

BELLO STARE ALLA FINESTRA QUANDO FUORI NEVICA

 

Bello stare alla finestra quando fuori nevica

dopo aver sorseggiato un caffè

dopo aver amoreggiato con te

chiusi nel tiepido incantesimo

di una insolita mattina di febbraio.

 

Bello stare in silenzio

e non far torto alla solita vista

che oggi sembra ingentilirsi

fiocco dopo fiocco

del candido stupore che ci abbraccia.

 

Bello fare giochi con la fantasia

rinnovando ricordi

di quando, marmocchio,

in quei giorni di neve

ruzzolavo bagnato fino alle gambe del nonno.

 

Bello stare alla finestra quando fuori nevica

bello starci abbracciato con te.

 

©Stefano Buzzi

BLACK PANTHER. . .e non solo

Rieccomi amici lettori del mio Blog, si avete perfettamente ragione, sono un po’ latitante.

E’ che ho sempre un sacco di cose da fare, la promozione del mio nuovo libro mi riempie le giornate, cercare contatti, proporre lo spettacolo della presentazione e sopratutto vendere. . .  anzi . . . ricordo che VOLEVO FARE IL CANTAUTORE INDIE si compra tranquillamente con un click su ibs.it e Amazon. . .  ( piccola parentesi ).

E poi la radio che dopo l’esperienza fantastica a Sanremo mi ha preso tempo con il lavoro di editing di tutto il materiale registrato in Liguria.

La conseguenza di tutto questo, oltre allo scrivere poco qui, è che non sto guardando più nessun film, sto seguendo una serie TV soltanto ( x-files ) e il libro che ho iniziato a leggere  prima di Natale è ancora lì che va a rilento sul comodino. . . . del resto mica posso fare tutto. . . un giorno dura soltanto 24 ore.

Domenica sera però avevo il turno al cinema, ho proiettato BLACK PANTHER, l’ultimo della Marvel. Personaggio che devo essere onesto non sapevo neanche esistesse, mai incrociato ne nei cartoni animati, ne nei fumetti, che però ho letto veramente pochissimo nella mia vita.

Su questo film ho veramente poco da dire, un film che io non andrei mai a guardare, ma essendo di turno ho visto scoprendo che in realtà si è rivelato un po’ meglio degli altri Marvel spaccatutto con la festa degli effetti speciali e la voglia di un mondo che non c’è fatto di supereroi.

Qui si narrano le vicende del Re del Wakanda, uno stato del terzo mondo africano che in realtà è il più sviluppato e all’avanguardia della terra, grazie alla presenza del vibranio, un materiale alieno che ha una potenzialità elevatissima. Ma tutto questo viene tenuto nascosto al mondo intero. Chiaramente c’è il cattivo che invece lo sa e vuole rubare il vibranio, ma viene ucciso dal cattivo più cattivo del cattivo, che è il cugino del Re che invece vuole dominare il mondo intero usando il vibranio, anzi più che dominare il mondo intero vorrebbe una rivolta del popolo africano violenta e dominante sulla razza bianca.

Da un certo punto di vista si potrebbe fare anche una bella riflessione sull’Africa, sulla condizione del popolo di colore sparso qua e la nel mondo, ma gli elefanti meccanici, le braccia proiettile e le pantere volanti un po’ mi han tolto il sentimento di essere di fronte ad un film impegnato.

Piacevole e consigliato a chi vuole passare due ore senza pensieri coinvolto in una azione dopo l’altra con una trama che non sfocia mai nel banale.

Era da tempo che cercavo il pretesto e l’articolo giusto per infilarci anche la menzione di ZOO, serie TV andata a dicembre su Rai 4 e vista dal sottoscritto su RaiPlay. Mi son fermato alla prima stagione, perchè i primi episodi promettevano veramente bene e poi è stato un crescendo di delusione e noia.

Non è che può piacermi tutto del resto.

In questa serie TV, inizialmente ambientata in Africa, gli animali, infetti da una tossina si ribellano all’uomo, uccidendo e seminando il panico in tutto il mondo. Viene allestita una squadra di esperti per studiare questo comportamento anomalo. . ..  ma quando mi sono fermato io con la visione non si erano ancora trovate risposte.. .  solo intrighi politici che non mancano mai.

Spero che nei prossimi giorni riuscirò a riprendere un buon ritmo con i film e con la lettura, e di conseguenza anche con la mia presenza qui.

IO, NESSUNO, CENTOMILA

Quando si dice “perchè Sanremo è Sanremo” si dice una grossa verità.
Questa volta ho avuto il piacere e la fortuna di viverlo in prima persona e devo dire che è stata una esperienza pazzesca.

Sono arrivato giovedì sera con la voglia di scoprire tutto, con la fame carnivora di non lasciare indietro nulla, di viverlo divertendomi.
Essere l’inviato della Radio mi ha agevolato parecchio, ovviamente, con il mio accredito sono riuscito a spingermi poco oltre il consentito agli appassionati, e per me quel poco è stato l’imponderabile.
Ho vissuto quattro giorni chiuso in una bolla di sapone, perchè l’atmosfera che si vive lì è una parentesi “finta” della vita reale.
La mia dimensione la conosco benissimo, già da ieri sera l’incantesimo ha iniziato a svanire, ed ora mi porto dentro il ricordo di una euforia ed una adrenalina che conto di poter rivivere tra un anno. . .

Stamattina qualcuno mi ha chiesto: ” allora? come è? “.

E’ una cosa che non si può spiegare. Non ci riesco, anche se sono uno che con le parole ci gioca e ci sguazza.
Un circo, un happening che dura 24 ore su 24, il caos, una festa, un carnevale, un carosello per l’Italia che vince i mondiali . . . ecco tutto questo, mischiato insieme, ancora non rende l’idea.

I selfie dal tappeto rosso davanti all’Ariston, le ore davanti agli alberghi per strappare qualche dichiarazione ai cantanti, proprio come un vero reporter, le telefonate continue con i manager e le case discografiche, la sala stampa, le ore passate nelle hall degli alberghi con giornalisti di tutta italia, le interviste pianificate e quelle improvvisate, la gente, tanta gente, tantissima gente, i sorrisi, le lacrime di gioia, il Festival visto in poltrona su un grande schermo con il dolby surround, qualcuno dei miei cantanti preferiti a portata di stretta di mano, potergli dire grazie per tutte le emozioni di tutti questi anni, guardandoli negli occhi.

E Sanremo che si rivela e si fa scoprire una splendida località balneare che si rivela angolo dopo angolo, mischiando perfettamente paiette e lustrini dello star system a carruggi ricchi di storia e di storie antiche che si raccontano semplicemente respirandole.
E poi il mare, invidiabile ciliegina sulla torta, che dipinge e sentenzia l’incantevole meraviglia dell’evento.

Poco importa se sono rientrato distrutto, per i tanti chilometri camminati nel nome di quel “non lasciare indietro niente”, per le pochissime ore dormite, per il continuo sballottarsi tra fans in delirio e turisti come se piovesse.
Poco importa davvero, perchè ci pensano le emozioni a far passare tutto, ci pensano le canzoni ( che devo dire mi son piaciute quasi tutte ), ci pensa il ricordo di quattro giorni condivisi con due colleghi, amici, troppo divertenti.

Io,nessuno,centomila.
Io, da Triuggio a Sanremo.

 

27545682_10214230069773110_548611162555824030_n

MADE IN ITALY. IL FILM

Ieri pomeriggio ero di turno al cinema: proiezione il film di Ligabue.

Un film che sicuramente volevo vedere, ancora mi porto addosso l’emozione di DA ZERO A DIECI, il suo secondo lavoro da regista, che visto circa venti anni fa mi ha davvero folgorato. Per questo, e per la lunga attesa e il lungo silenzio del rocker dietro la cinepresa, le mie aspettative su questo MADE IN ITALY erano davvero alte.

Sarà per questo motivo, e lo dico subito, che le vicende di Riko mi hanno lasciato un gusto un po’ amarognolo in bocca. Per carità, il film è un bel film, ben girato, molto ben recitato e con alcuni spunti davvero geniali ed interessanti, sicuramente il mio giudizio complessivo ( che poi chi sono io per giudicare?) è positivo. . .  ma . . forse speravo in qualche pugno nello stomaco più forte.

Sì che di motivi per riflettere ce ne sono molti, la dichiarazione di Riko in televisione è uno sbatterti in faccia la verità sulla vita di tutti noi, qualcosa sotto lo sterno si è mosso mentre stavo comodamente sdraiato sui seggiolini della sala, ma forse è proprio questo il punto. Il rimando al discorso di “Freccia” alla radio, in RADIO FRECCIA, è inevitabile. . . sarà colpa o merito di Accorsi? Lui è davvero bravissimo, ma viene troppo facile mettergli il mantello dell’uomo eternamente insoddisfatto dalla vita alla continua ricerca di un senso. Singolare poi, la scelta del Liga, di consegnare queste riflessioni così profonde del protagonista sempre ad un mezzo di comunicazione: la radio, la televisione.

Il film narra le vicende di Riko, operaio in un ditta che confeziona insaccati, nel pieno di una crisi famigliare, con il padre in un ricovero, con amici più o meno a posto schiavi delle loro debolezze, con una relazione extraconiugale basata esclusivamente sul sesso, con un figlio che non vuole saperne di andarsene di casa. . . .  una vita qualunque di un uomo di provincia. Più ricca di bassi che di alti.  La “fuga” del venerdì sera con gli amici ( e qui il richiamo a da zero a dieci è fortissimo ), il reclamare i propri diritti in nome dei 1200 euro, l’amico che viene a mancare e una moglie da riconquistare. La perdita del lavoro e la depressione che ne consegue. La convivenza con la perdita di un figlio ancora in grembo e la gioia ( che da la svolta ) per una nuova creatura che arriverà.

Troppo. Forse troppo. Suona un po’ di accanimento.

E’ vero però che la vita non fa sconti. Chi legge questo post sa benissimo che in ogni casa ci sono problemi da risolvere, io in primis posso testimoniare che gli anni che passano si appesantiscono di situazioni spiacevoli e quelle positive, che per fortuna ci sono, non bastano mai a bilanciare il dolore. Brunori Sas in una sua canzone dice ” che il dolore serve come serve la felicità ” e io voglio pensare che sia davvero così.  Ma il far succedere così tutto nella vita di Riko mi fa venire in mente l’immagine del regista che prende in mano la pellicola e ci infila proprio fisicamente tutte le canzoni del disco, che bisogna ammetterlo, è un ottima colonna sonora da gustare sulle immagini proiettate sul grande schermo.

Anche il discorso sul divano di Carnevale, dopo una bevuta epocale, sa molto di ovvietà ma fa male. Arriva. ” Non aspettare che il mondo intorno cambia, cambia tu. Vai via. Se non ti piace dove stai, vai via. ” Nel mio ultimo libro c’è una poesia che parla proprio di questo, definisco il coraggio come il più grande ostacolo per saltare fuori dalla tela, che seppur sia di pregiata fattura, resta sempre una cornice che ci imbriglia.

Una standing ovation, a mio avviso, va a Katia Smutniak, che oltre ad essere bellissima, in questa pellicola ha una intensità meravigliosa. E’ lei, moglie di Riko, che si prende sulle spalle tutto il dolore ed il silenzio del marito. Lui sta male e lei magnetizza sul suo volto il suo dolore, come solo una brava attrice può fare.

Chiaramente è un film che rivedrò. Un film che parla così della vita, della vita che potrebbe essere facilmente quella di chiunque di noi spettatori, va senza dubbio rivisto e rimasticato. Anche solo per prenderci del tempo per rispondere alle due domande portanti della trama: COME CI SONO ARRIVATO QUI? CHE COSA CI FACCIO QUI?

Io ci aggiungerei anche. . .  DOVE SONO ARRIVATO?

Sinceramente a distanza di poche ore, non ho ancora investito tempo ed energie per trovare la risposta a queste domande, e forse è questo il vero motivo per cui dico che un po’ mi è rimasta la bocca amara. . . forse speravo in una spinta più forte verso questi interrogativi.  Ma è solo una percezione mia. . .

Voglio, concludendo, fare un grosso applauso a Luciano per due chicche da regista che potrebbero passare via come niente fosse ed invece mi hanno emozionato:

Nella scena in cui i quattro amici giocano a carte, c’è una inquadratura a campo largo che ci fa vedere un gratta e vinci sul tavolino del salotto di Carnevale, è un chiaro indizio di quello che scopriremo più tardi nel film.

Quando Riko e la moglie scoprono di aspettare un bambino, la scena stacca e vediamo la luna riflessa nel mare, disegna chiaramente l’immagine che si vede quando si fa una ecografia. Ottima scelta.

Se dovessi fare un classifica personale dei tre film del Liga, questo si piazza tra DA ZERO A DIECI, che resta il mio preferito e RADIO FRECCIA. Consiglio vivamente comunque, a tutti, di andare a vederlo, e di farsi smuovere qualche domanda. . .

io intanto vado a cercare quelle famose risposte.

ITALIA ’90. . . RICORDI

Oggi è mancato Azeglio Vicini, il ct della nazionale dei mondiali in casa, era lui a guidare gli azzurri a Italia ’90.

Copio e incollo qui, quindi, un articoletto che ho scritto circa quattro anni fa in occasione dei mondiali in Brasile, basato sui ricordi, pochi e confusi, di quell’estate italiana. . .  .

Fa male, malissimo, pensare che tra qualche mese ci sarà un altro mondiale, e non ci sarà l’Italia.

Ecco il pezzo:

In realtà di Italia ‘ 90 non ho moltissimi ricordi, avevo solo 11 anni, 10 per l’esattezza, perchè il mio compleanno è a metà luglio.

Son ricordi legati all’atmosfera che si viveva, legati a tutto quello che era il contorno, ricordi del campo ne ho davvero pochi.

Del resto lo sport non era ancora al centro degli interessi, non lo vivevo con trasporto. Quell’anno però nasceva il mio amore sconsiderato per Gianni Bugno che si era appena fatto un mese intero in rosa. ” Il Gianni “, fuoriclasse assoluto, sicuramente un numero dieci.

Ma veniamo ai mondiali . . Beh, Totò Schillaci.

Fino al goal nella prima partita non sapevo neanche chi fosse, poi sembrava di conoscerlo da sempre, anche se  non è mai stato il mio idolo, o il mio preferito, neanche in quei 25 giorni,.. .perchè come per Bugno, io ero già malato di Roberto Baggio. Si vede che fin da piccolo ho sviluppato una passione sfrenata per il talento e per il genio, dal calcio alla musica, alla letteratura, all’arte in genere, io sto sempre dalla parte di chi pensa l’impensabile. E il gol alla Cecoslovacchia ( questo me lo ricordo eccome ) è solo classe, talento e pensare fuori dagli schemi. Pensare di poter mettersi la tuta da Alberto Tomba ( che in quegli anni era un grandissimo ) e andare in porta col pallone saltandoli tutti. ” Il divin codino “, meglio ne parlerò quando racconterò dell’america. Di quella nazionale ricordo bene anche Giannini, altro talento che non ho mai del tutto capito, ricordo il suo gol contro Meola, uno dei nomi che mi è rimasto impresso, come quello di Roger Milla. E’ stato uno shock ma anche uno stimolo scoprire che in Africa giocavano a calcio, e che potevano anche vincere contro l’Argentina. Ricordo che pensavo che magari tra tanti anni saranno pronti per vincere il mondiale, e invece siamo qui tanti anni dopo che forse stanno addirittura peggiorando, quel Camerun, la Nigeria dell’america ed il Senegal della Francia non ci sono più.

Ricordo Caniggia. Bastardo. E Zenga che va a fafalle. Ricordo il portiere para rigori dell’Argentina, che poi se non mi sbaglio ha giocato anche contro la juve col Barcellona, ricordo i rigori. Perchè mondiali vuol dire rigori. Mi ricordo il gol di Totò contro l’Uruguay, che sberla!! Il resto è tutto buio, la finale forse non l’avevo neanche vista. Non ricordo Maradona. E questo un po’ mi dispiace. E’ un po’ come sapere che Bob Marley ha suonato a Milano e rimpiangere di non avere avuto abbastanza anni per andarci. ( beh li ero proprio piccolissimo ). Però mi ricordo benissimo che mi stava simpatico Litbarski della Germania, pensa te come è strana la vita.

Mi ricordo la mascotte. . . CIAO. Inguardabile. Avevo un sacco di spille che passavo da un cappellino all’altro con orgoglio.

Ma quel che resta di quel mondiale sono le “Notti magiche” di Gianna Nannini e Edoardo Bennato. Era l’estate di Bella Signora di Morandi e di Sotto questo sole dei Ladri di biciclette, ma quello che resta sono le emozioni vissute sotto il cielo di una estate italiana, e negli occhi tuoi voglia di vincere . . .perchè l’estate dei mondiali è sempre una estate che scrive pagine e scatta fotografie importanti della nostra vita.

FABER – PRINCIPE LIBERO

Questo articolo deve per forza iniziare così:

Piangere nel 2018 in un cinema di provincia per un film dove viene raccontata velocemente ma intensamente la morte di Tenco accaduta 51 anni fa.   FATTO.

Ebbene si, anche questa volta, comodamente seduto sulla poltrona della sala ho lasciato andare commozione e lacrime a volontà.

Per FABRIZIO DE ANDRE’ – PRINCIPE LIBERO mi sono offerto come volontario per il turno di proiezione, ero troppo interessato a questo lavoro di Luca Facchini per perdermi l’occasione e anche se sapevo che la durata era di oltre tre ore, ho alzato la mano e sono stato felicissimo di farlo.

Tre ore e quindici minuti, per l’esattezza, infatti verrà anche trasmesso su rai 1 in due serate a Febbraio, ma alla fine sarei andato avanti per altre tre ore.

Troppo appassionante e troppo emozionante ripercorrere la vita di questo grande e unico cantautore che ha legato la sua vita alla canzone d’autore, a Genova e alla Sardegna.

Personalmente non sono mai impazzito per la musica di DeAndrè, anche se è un autore che mi piace molto, possiedo qualche suo disco e ho visto più di una volta il dvd del suo concerto con la PFM. Stimo il suo modo di scrivere e il suo stile così anarchico di raccontare gli ultimi e di percepire l’amore. Solo che semplicemente i miei gusti prediligono una musica un po’ più sostenuta e un po’ più immediata.

Tornando al film, siccome sarà tra venti giorni in TV non racconterò nulla, non racconterò dell’incipit posizionato in mezzo alla storia, non racconterò del racconto della adolescenza scapigliata di Faber, del suo rapporto contrastante con il padre, del donnaiolo sempre circondato da donne sensualissime e meravigliose, della costante insoddisfazione che ha percorso ed ispirato il percorso creativo, dell’amicizia con Paolo Villaggio, dello scambio di idee con Tenco, del sequestro . . . .

. . . . . anche se qui non si parla del film, ma della vita dell’artista . . .

molto ben narrata e strepitosamente interpretata da Luca Marinelli.

Luca Marinelli è il futuro del cinema italiano.

Qui lo dico e qui lo sottoscrivo.

Leggo oggi, negli articoli on line che commentano la due giorni di proiezione nelle sale, che il film ha portato nelle sale un pubblico maturo. Per età e per contenuti.

Averlo amato così tanto mi impettisce.

Ora, come spesso accade, sfrutterò la scia delle emozioni ancora vive e tornerò ad ascoltare Faber per qualche settimana, per un ripasso necessario e doveroso.

Ecco qui una piccola ideale playlist delle mie preferite di Fabrizio De Andrè:

HO VISTO NINA VOLARE

DOLCENERA

DON RAFFAE’

FIUME SAND CREEK

VOLTA LA CARTA

ANDREA

VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE

UN GIUDICE

IL SUONATORE JONES

IL GORILLA

BOCCA DI ROSA

e poi tutto il suo primo album TUTTO FABRIZIO DE ANDRE’, senza escludere nessuna canzone.

 

CHE DOLORE, DOLORES !

E’ passata una settimana e la notizia drammatica ancora aleggia nell’aria.

Lunedì scorso, sono uscito da un appuntamento e una volta salito in macchina ho sentito che stavano trasmettendo ZOMBIE dei Cranberries, e poi lo speaker ci ha aggiunto con tono strozzato l’annuncio della morte di Dolores O’Riordan.

Impietrito.

E’ vero, negli ultimi anni sono stati in molti, George Michael, Prince, David Bowie, Chris Cornell, Lou Reed. . . .  tanti nomi che ho ampiamente omaggiato nel mio programma in onda tutti i venerdì sera su Radio Cantù. . . ma questa volta . . .

I Cranberries hanno fatto parte in modo stabile e duraturo dei miei anni ’90/inizio 2000. Ero un fans. E devo dire che anche oggi riprendo spesso le cassettine e le ascolto, in realtà NO. . . oggi prendo le cassettine e poi smanetto su you tube per ascoltare questa o quella canzone.

Li ho visti anche una volta dal vivo: a Brescia, nel 1999. Il tour di Bury the Hatchet. Ricordo ancora quella giornata, io appena ventenne partito in macchina carico di entusiasmo alla volta dello “Stadio Rigamonti” con un mio amico che poi con il passare degli anni non è stato molto fortunato, con una collega che ancora oggi lavora con me e con il suo fidanzato di allora che anche oggi intravedo sui social ogni tanto. Ricordo che prima del gruppo irlandese aveva suonato ANDREAS JOHNSON  che in quell’anno andava forte con il singolo GLORIUS. Poi però è arrivata lei. E sono rimasto completamente affascinato e rapito. Come muoveva le gambe in quel balletto solo suo sulle note di ANIMAL INSTICT  e LOUD AND CLER . . . .  io ed il mio amico non ci siamo accontentati di vederla dagli spalti, siamo volati giù nel prato di corsa per arrivarle il più vicino possibile. Ho sempre subito il fascino di Dolores. E poi il ritorno a casa stanchi morti e vinti dal sonno. Pericolosissimo.  . . . ricordo davvero bene quel giorno.

Ecco dunque dieci pezzi dei Cranberries che mi sento di consigliare a chi, magari perchè è troppo giovane, non li conosce bene. Lasciatevi incantare dalla voce di un angelo: Dolores. Mi mancherai.

I CAN’T BE WITH YOU . . .  il vocalizzo del ritornello è un orgasmo

ZOMBIE . . . la più conosciuta in assoluto

DREAMING MY DREAMS . . . una ballata delicatissima, spesso la inserisco nelle playlist natalizie

SALVATION . . . . tutta l’anima rock della band è rinchiusa in questo pezzo velocissimo e breve

WHEN YOU’RE GONE . . . altra ballata delicatissima, c’era una ragazzina che mi piaceva un sacco e questa è stata la prima canzone che le ho dedicato

WAR CHILD . . . canzone impegnata, ma se volete sentire la massima espressione vocale di Dolores qui siete al TOP.

I JUST SHOT JOHN LENNON . . . un altro pezzone sostenuto e decisamente rock

ANIMAL INSTICT . . . la fase più commerciale della band passa da questo pezzo incredibilmente orecchiabile e ballabile

LOUD AND CLEAR . . . la mia preferita in assoluto

SHATTERED . . .  altro lentone con una voce così delicata da riuscire ad accarezzare

 

Ultimo pensiero . . .

E’ incredibile come si riesca a “soffrire” per la perdita di persone che in realtà non abbiamo mai conosciuto di persona. Ma forse è proprio questa la grandezza di un artista, riuscire ad entrare nelle vite delle persone comuni con i loro testi, le loro canzoni e lasciare un segno indelebile nell’anima.

MANCHESTER BY THE SEA

Ci sono voluti più di tre giorni, e forse ancora non bastano, per smaltire tutta l’angoscia che mi è entrata in circolo guardando questo capolavoro al cineforum martedì sera, turno capitato ad hoc per questo meraviglioso film che l’anno scorso ha fatto incetta di premi . . . . .stra meritati.

Kenneth Lonergan, il regista, uno che in sedici anni di carriera ha fatto solo tre film, ci mette davanti al festival del dolore, l’elogio della sofferenza: uno di quei film che ti martelli le palle alla Tafazzi e sei supercontento di farlo. Perchè è un piacere sedersi in poltrona davanti ad un opera di così alto spessore.

Di alto spessore è la recitazione di Casey Affleck, il protagonista, che gli è valsa la statuetta per miglior attore protagonista.

Lee è un uomo che fa tutti i santi giorni i conti con un passato drammatico e straziante che non lo lascia stare, un uomo che ha scelto l’isolamento e la lontananza da casa per provare a fuggire dal dolore, ma che in realtà galleggia tra un lavoro odiato e qualche birra di troppo al bancone del bar. Zero rapporti con le altre persone se non la voglia sconsiderata di farsi picchiare e accentuare il dolore dentro con quello fisico.

Di colpo viene a mancare suo fratello e si trova costretto a tornare al paese per prendersi cura del nipote adolescente, di cui diventa il tutore legale. Inizia così una relazione contrastante tra lo zio “inutile” e “morto” ed il giovane pieno di vita e di voglia di vivere.

Il contrasto tra la morte dentro e l’esplosione della vita è il tema portante del film, lo zio che rifiuta ogni tipo di interazione con le donne e con le persone in generale e il nipote che invece ha addirittura due/tre ragazze e vive le prime esperienze sessuali.

Lee vive nel silenzio, i suoi “va bene” sono il manifesto della rinuncia a vivere, combattere; il passato ed il senso di colpa sono troppo forti e troppo dolorosi . . . . non vi scrivo qui cosa è successo nel passato di questo uomo distrutto, ma soltanto che in mezzo al film ci sono dieci minuti in cui tutto è raccontato magistralmente sulle note dell’ “Adagio di Albinoni” che a me emoziona sempre perchè mi riporta a ” An American Prayer” di Jim Morrison e alla bellissima ” A feast of Friends “.

Solo verso la fine del film, la storia apre ad un possibile riscatto del protagonista , prima con il colloquio per strada con la ex moglie ( una scena davvero intensa e toccante ) e poi con la semplicità di un lancio con la pallina. Gesto davvero molto significativo.

Ma il regista decide di non darci una risposta definitiva. . . . restiamo con la possibilità ma non la verifichiamo.

Il racconto viene narrato facendoci scoprire il passato del protagonista poco per volta, attraverso l’utilizzo del flashback. Scelta più che lodevole. Risulta chiaro il cambiamento tra il Lee di prima e il Lee del presente.

Io mi sono emozionato molto, anche se non ho pianto.

Ma mi sono riempito di dolore, angoscia e tristezza. L’ho vissuto con empatia.

E comunque ogni volta che guardo un film così sento di infilare una monetina d’oro nel salvadanaio della vita. Mi arricchisco.