CINQUE BENEDIZIONI DELLA MIA VITA

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Il 2017 corre velocissimo, e considerando che stiamo anche per archiviare ottobre, mi restano soltanto una settantina di giorni utili per completare questo challenge “letterario” che era nato e morto e sepolto a gennaio. Diciamo che me la sono presa davvero comoda.

Ricapitolando, c’era questo gioco/esercizio tra i blogger che consisteva nello scrivere articoli con trenta titoli predefiniti in trenta giorni di fila.

Ecco io dieci mesi dopo sono al titolo dodici.

Parlare di benedizione è davvero complicato, pensare di poterne elencare addirittura cinque è un ostacolo insormontabile.

In realtà proprio in questi giorni, sto vivendo una fase di domande interiori che riguardano il mio modo di pormi con la fede, con Dio. Può sembrare strano che io investa tempo ed energie su queste domande ma in realtà è così.

Come la metto io questa faccenda? La risposta è complicata, non ho una chiara posizione a riguardo, mi sembra di essere su una barca in mezzo al mare e di ondeggiare continuamente in balia delle onde.

Ci sono momenti in cui pensi alle cose brutte ed alle disgrazie che sono capitate intorno a te e ti vien voglia di voltare le spalle, anche se riconosco che attribuire tutti i mali del mondo al creatore è un po’ infantile; altre volte invece penso a tutto quello che è girato per il meglio e ringrazio. L’equilibrio è un risultato difficile da trovare. Ma come in ogni relazione mi sembra lecito che ci siano degli alti e bassi.

Tornando alle benedizioni, potrei provare a metterla in questo senso: benedetta quella volta o sia benedetto   . . . .  ci provo:

i miei nonni sono stati una vera e propria benedizione ( penso lo possa asserire chiunque ). Sempre presenti, sempre pronti a correre in soccorso alle necessità dei miei genitori, sempre disposti ad insegnarmi qualcosa. Sempre in prima linea per rendere le mie giornate confortevoli. .  venire a prendermi a scuola, farmi da mangiare, portarmi di qua, di la. . . persino quando ero già abbastanza grande non hanno mai smesso di essere un punto di riferimento importante. Oggi che nessuno di loro quattro è rimasto sento fortemente che c’è qualcosa di magico ed importante nella mia vita che non c’è più.

gli amici di sempre sono e continuano ad essere una benedizione. Quelli che ti sei trovato nel cortile da bambino e che ancora oggi ti trovi, magari molto ma molto più di rado, come se nulla fosse cambiato. Si cresce, si fanno nuove conoscenze, nuove amicizie, ma quel legame che c’è tra chi ha condiviso davvero tutto, da impare a leggere, a imparare a guidare, a imparare a baciare una donna, al primo giorno di lavoro, alle nuove famiglie . . è un legame troppo baciato dal Signore per essere paragonato agli altri.

il mio cervello è un dono, come quello di tutti si intende. Non vorrei sembrare spavaldo e menoso. Il fatto è che le nostre risorse sono davvero un dono benedetto ed è un grandissimo peccato sprecarle. Almeno io ci provo ad onorarlo, con la curiosità e la fame di sapere.

la pizza è una vera e propria benedizione. Ve la immaginate una vita senza la pizza? Una domenica sera senza una bella margherita??  A proposito, da qualche settimana ho smesso di prendere gusti porcosi, sono passato alla semplice margherita. Spettacolo puro.

ci sono cose troppo private che sono successe nella mia famiglia che sono una benedizione. Arrivate davvero dal cielo. E quando faccio questo pensiero è la volta che resto bello stabile sulla barca e le onde mi fanno un baffo.

E ora che ci penso, anche essere qui, essere nato è stata una grande benedizione.

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MARTEDI CINEFORUM: ARRIVAL

Ieri sera ero di turno al cinema, toccava a me fare la proiezione, una serata davvero molto intensa e molto ricca.

Il martedì infatti c’è il cineforum, e questo significa che la qualità del film in sala è senza dubbio molto alta e molto radente ai miei gusti.

Ho detto serata ricca perchè ho conosciuto altra gente, ho scambiato qualche parola con il relatore che ha introdotto e spiegato il film ma sopratutto perchè ho visto un film meraviglioso: ARRIVAL.

Onestamente devo dire che è un film molto difficile. E nonostante la spiegazione bella piena a cui ho assistito a fine proiezione ( in attesa di spegnere luci e microfoni ) ho ancora molte domande senza risposte e molti buchi sulla comprensione globale del film.

E’ un film di fantascienza anomalo: ci sono tutti gli elementi per farlo rientrare in questo genere ma poi in realtà non è un film di fantascienza ma un film “d’amore”, un film che mi ha ricordato molto Interstellar.

Faccio molta fatica a scrivere e parlare perchè davvero è ancora tutto un caos nella testa, allora provo a gettare giù frasi senza legarle in un pensiero, pensieri che poi utilizzerò rileggendoli per avere il quadro più chiaro.

Non c’è guerra agli alieni. Gli alieni non invadono. Cosa nuova per questo genere di film.

La comunicazione salverà il mondo.

Ma quando scoppia la bomba, gli alieni salvano volontariamente la vita agli umani?

Che figata, i flashback sulla figlia in realtà sono immagini del futuro. NO forse no. Forse il tempo è una variabile a settanta dimensioni in questo film. Che macello.

Che tensione. Non c’è un minuto di relax. Se non è l’azione è il sonoro a rendere sempre tutto sul filo del rasoio.

Genio chi ha inventato la lingua dei eptapedi.

La figlia è la chiave di ogni intuizione, ha detto il relatore: verissimo. Quindi???

La scena del primo incontro con gli alieni è fantastica.

 

 

Guardate questo film se avete tempo. E poi venite a cercarmi che ho bisogno di confrontarmi e di capirlo.

Resta la massima che ho detto a fine serata alla responsabile del turno dei volontari:

– questa è una di quelle sera che vai a letto con la consapevolezza che oggi  hai imparato qualcosa. Una sera che ti senti ricco.

LA NAZIONALE: dal VAR al BAR

Viene da dire che finalmente le qualificazioni per i mondiali russi del prossimo anno sono finite perchè ogni volta che la nazionale ripulisce il weekend dal campionato si innesta una corsa di voci e grida a chi la dice più grossa.

Quando c’è la nazionale l’intera Italia diventa un BAR a cielo aperto.

Si montano casi inesistenti, si critica con vigore l’operato del CT di turno e si dimentica di fare il tifo per una squadra che è di tutti. Troppo comodo poi salire sul carro degli ultras durante i mondiali e gli europei.

Questa volta i giocatori che vogliono far fuori Ventura, i senatori che vogliono comandare e i “ce la siamo vista brutta” come se piovesse.

Ma vista brutta di cosa??

L’Italia ha svolto il suo compito.

In un girone dove la più forte era la Spagna, gli azzurri dovevano arrivare secondi e quindi giocarsi tutto agli spareggi.

E così è stato.

Non penserete davvero che si poteva fare meglio. Vero??

Viviamo e soffriamo un cambio generazionale che dopo il mondiale vinto nel 2006 ci ha lasciato con molti talenti che faticano a sbocciare. Il livello del nostro calcio è questo. E già ce lo avevano fatto capire quei senatori che oggi incolpiamo di tentato golpe, ce lo avevano detto dopo essere stati sbattuti a casa dal Costa Rica tre anni fa e dopo il roseo Europeo dello scorso anno. Ci avevano detto benissimo che bisogna essere professionisti seri e che bisogna farsi il culo per raggiungere traguardi che non sono i centomila followers su Istagram.

L’Italia probabilmente andrà in Russia, lo spareggio dovrebbe essere alla portata di questa squadra, e quello che dobbiamo metterci in testa noi tifosi per evitare di fare scene da BAR per tutta l’estate prossima è che quello che dobbiamo aspettarci da questa squadra è il massimo impegno e il ragionare partita per partita senza porsi illusioni iniziali che non hanno fondamenta.

Altrimenti in Russia ci mandiamo Toto Cutugno, Albano e Romina e i Ricchi e Poveri che quelli si che li spalti laggiù ancora li infiammano.

Quello che mi dispiace è stato vedere che forse con l’avvento del VAR l’intero movimento calcistico italiano ( giocatori, società e tifosi ) un passo verso l’età adulta lo stava provando a fare, ed invece al primo stop della nazionale si è tornati tutti al BAR.

Ma da che mondo e mondo poi in realtà si sa. con gli azzurri di mezzo è bello anche così, ce lo ha insegnato il buon Biscardone con i suoi tormentoni  ” Bagg – DePier ”  . . ” Tott – Cassan ” . . . .

Ciao Aldo. Ci manchi.

 

GLI EQUILIBRISTI

Ragazzi ve lo giuro, da domani torno ad essere una persona attiva con la vita sociale. Il raffreddore mi sta dando tregua e la febbre ormai è un ricordo. 

Ieri pomeriggio però, tra un lavoro al PC e l’altro, armato della mia inseparabile coperta ho acceso la TV, sfogliato il catalogo RaiPlay e scelto questo film che non avevo mai sentito. Scelto per la presenza di Valerio Mastandrea.

Film del 2012, GLI EQUILIBRISTI narra le vicende di un uomo che dopo aver tradito la moglie, la cosiddetta cazzata, esce di casa e inizia una battaglia con il portafoglio. 

Gli alimenti, i soldi per non far mancare nulla ai figli, l’affitto per una nuova casa, camera, alloggio, sempre a scendere verso la macchina. 

Un uomo che non vuole perdere la sua dignità e si impegna a fare il doppio lavoro. Impiegato alle poste di giorno a 1200 euro al mese e scaricatore di frutta e verdura di notte a 50 euro a botta. In nero. 

Come campa un uomo col mutuo, gli alimenti da dare alla famiglia, le bollette, le spese, la manutenzione della macchina,  a 1200 euro al mese? 

Non campa. Almeno non lo fa dignitosamente. 

Un altro film struggente. Lento e malinconico. Un altro film che gonfia gli occhi. E io avrei bisogno di tutt’altro in questo periodo caxxx.  

Domani Tom e Jerry giuro!

Mastandrea è meraviglioso ed infatti leggendo su Wikipedia ho scoperto che per questa interpretazione ha vinto un sacco di premi. 

Un film in cui un po’ mi sono rivisto. 

Non che io abbia una condizione così estrema, ma anche io ho il quadernone alla vecchia maniera in cui segno e conto. E poi decido cosa posso e cosa non posso. Sono un fottuto contabile. 

Del resto i soldi non fanno la felicità ma spenderli per le bollette e le tasse fa girare un po’ le balle. 

O no?? 

LA MUSICA DEL SILENZIO

Per farvi capire ed entrare nel mood di questo film andato in onda ieri sera su RaiUno vi trascrivo qui il tweet che ho fatto dopo venti minuti dall’inizio:

” Potevo scegliere un cinepanettone stasera. Fazzoletti e non per il raffreddore ”

Mannaggia a Bocelli ci aggiungerei.

Un film davvero meraviglioso, di una poesia disarmante. . . . ma andiamo con ordine.

Ancora sotto l’effetto dell’antibiotico ed ancora stordito dall’intasamento globale che popola il  mio naso ho chiuso un po’ di lavori che stavo facendo al PC giusto in tempo per gustarmi il film sulla vita di Andrea Bocelli.

In realtà ero un po’ titubante, ma poi quando ho visto che non era del gruppo “fiction”, ma che è stato anche per qualche giorno al cinema, mi son detto ” dai, è sicuramente interessante”.

E così è stato.

Il film narra la vita di Amos Bardi, alterego di Andrea Bocelli, dalla nascita al successo internazionale avuto con MISERERE in coppia con Zucchero.

Si scopre una infanzia tormentata dai problemi agli occhi, le vicende del Bocelli bambino sono uno strazio. Si piange a dirotto. Io ve lo giuro, la recitazione di Luisa Ranieri nei panni della madre è una cipolla sotto gli occhi.

Col passare degli anni però si conosce la forza di volontà di un ragazzo normalissimo, alle prese con gli anni ribelli dell’adolescenza, i primi amori, il diploma, la laurea, e la sua grande passione per il canto e per l’opera.

Ho letto un tweet bellissimo ieri sera nel web che diceva che se Dio è stato crudele togliendo la vista ad un ragazzo ha in qualche modo provato a pareggiare regalandogli un dono pazzesco . . . .

Vabbè lo conosciamo tutti come canta Bocelli.

Quello che mi ha sconvolto è stato scoprire che comunque la vita non gli ha regalato proprio nulla. Tutto quello che oggi è Bocelli è stato sudato, guadagnato e meritato.

Mi son quasi sentito in colpa per ogni volta che ho fatto un sorriso guardando un meme stupido sul suo conto.

Quando la Rai trasmette film così è un piacere pensare di pagare il canone.

Purtroppo però in Italia c’è ancora un sacco di gente che si diverte con il grande fratello, che per carità è senza dubbio un intrattenimento più spensierato e meno struggente di un film come LA MUSICA DEL SILENZIO. . . però . . . .

si lo dico ancora . . però. . .

SE DIO VUOLE . . . pop corn e Tachipirina

Immaginatevi un weekend con la febbre e un raffreddore da cavallo.

A giudicare da quel che si dice in giro, immagino siate stati in tanti nelle mie condizioni, beh si io ho iniziato venerdì sera di ritorno dalla diretta in radio e anche ora che son qui a scrivere non mi sono ancora ripreso.

Soluzione?

Il campionato di calcio domenica, eccezionalmente il gran premio che però devo ammettere mi ha appassionato nonostante il mio scarso interesse e due film sabato tra una tachipirina e qualche oretta di sonno.

Sabato sera, Rai Uno ha proposto il bel film italiano con Giallini, Gassmann e una meravigliosa Laura Morante che ha femminilità da vendere.

SE DIO VUOLE, film del 2015, conferma la mia idea sul nuovo rinascimento del cinema italiano. Si fanno dei film belli, divertenti e molto intelligenti. Certo è che i registi sono agevolati dalla bravura di questa generazione di attori che sa recitare bene.

Per questo film, l’esordiente Edoardo Falcone si è preso due premi : al David di Donatello miglior regista e al nastro d’Argento miglior regista esordiente.   Meritati aggiungo io.

La trama è molto semplice.

Il figlio di un rinomato chirurgo pieno di se e leggermente scorbutico decide di farsi prete. Da qui le vicende rocambolesche che metteranno a confronto il medico con il prete dai metodi non tradizionali e dal passato un po’ oscuro che ha influenzato il figlio. Un incontro che parte col piede di guerra ma che piano piano mette dei fiori nei cannoni e smussa i due caratteri unendoli in una amicizia vera e costruttiva anche per lo spettatore che in certe occasioni può imparare da dialoghi e svolgersi dei fatti.

 

Ma la chicca di giornata è stata il film che ho visto su Rai Tre sabato mattina, dopo colazione: POP CORN E PATATINE il film “musicarello” di Nino D’Angelo. Anche se non è corretto dire di, ma dovrei dire con Ninuzzo assolutamente protagonista perchè in realtà poi il regista è Mariano Laurenti. Regista che ha una vasta filmografia di film commedia tra gli anni 70.80.90.

Il film è dell’85 e narra le vicende di un gruppo di ragazzi che dopo la maturità parte per Taormina per l’estate. E’ chiaramente un film d’amore e romantico e non potrebbe essere altrimenti vista la colonna sonora del biondo cantante napoletano, però ci sono nche molti spunti per ridere, sopratutto per merito di Lucio, un amico di Nino, che fa davvero sganasciare dalle risate.

Direi che è un cult, che se non fosse stato per la febbre non avrei mai pensato di guardare e che invece, nel suo essere appunto film neomelodico e di quel genere, mi ha tenuto davanti allo schermo per tutta la sua durata.

Complice anche il mal di schiena causato dalla febbre.

IL TRONO DI SPADE st.7

Mi metto al PC per scrivere questo articolo fresco fresco di finale di stagione. Non voglio lasciarlo decantare, non voglio andare a leggere recensioni e commenti, voglio solo sputare su questo “foglio” tutte le mie impressioni a caldo. Caldissimo.

Intanto mi tocca ricordare che chi non vuole spoiler deve fermarsi qui nella lettura, anzi può anche sapere, se interessato, che tutta la settima stagione l’ho vista in un paio di giorni, come piace fare a me quando si tratta di serie TV di un certo rispetto. Non amo aspettare la settimana dopo per vedere lo svolgersi della storia. Aspetto, chiudendomi in un guscio al riparo da voci e notizie, che la stagione finisce e poi vado in ritiro spirituale con pop corn e birretta e letteralmente godo per qualche giorno.

Sicuramente questa penultima stagione ( e già, restano una manciata di puntate nel 2018 e poi chiudiamo il sipario ) mi ha entusiasmato e coinvolto di più rispetto a quella precedente, anche se alla resa dei conti siamo ancora allo stesso punto: l’esercito dei morti che minaccia i sette regni e le varie casate che litigano per il trono nonostante l’invito del Re del Nord a dedicarsi alla guerra oltre la barriera. Che nel frattempo non c’è più.

Ma andiamo con ordine, e come sempre faccio quando si parla di Games of Thrones, analizziamo tutte le storyline dedicando loro il mio parere personale.

Sono molto contento per la reunion degli Stark. Oserei dire anche Finalmente!!!!! Dei tre piccoli fratelli credo che la preferita sia Arya, la più coraggiosa e determinata, anche se la gestione di Grande Inverno da parte di Sansa non ha nessun tipo di lacuna. E poi le due hanno tramato e alleluia fatto fuori Dito Corto. Ho goduto come un matto. Più di Joffrey e più di Ramsey. Meschino, maledetto, subdolo. . . .  permettemi il termine. .un uomo di merda che lo ha dimostrato fino al suo ultimo respiro. Al contrario delle due sorelle non resto però affascinato dal povero Brann, anche se è evidente che l’autore lo utilizza per dare spiegazioni difficili da dare con un percorso lineare: far vedere a lui il passato in ogni angolo del mondo aiuta molto per andare a parare dove vuole con la narrazione.

Il bastardo, non più bastardo, di casa Stark, il belloccio John Snow, acquista sempre più carisma e immagino anche consensi nella critica. Il suo perbenismo e la sua etica lo mettono assolutamente dalla parte dei buoni e se tutto va come deve andare, lo vedremo presto sedersi sul trono di spade. Con buona pace della zietta Daenerys che ancora non lo sa e un giretto col nipotino se lo fa più che volentieri. Immagino anche che resterà gravida ed entrambi andranno in panico quando scopriranno di essere parenti. La bionda madre dei draghi mi ha definitivamente annoiato. Troppo impegnata ad ostentare il suo potere e troppo poco incline all’astuzia.

Astuzia che è un termine che ben si sposa con la famiglia Lannister. Dici Cersei pensi alla furbizia, pensi alla stronza che ti ha lasciato quando eri alle superiori, pensi, o meglio penso io, al personaggio meglio costruito di tutta la serie. Cersei è il nemico. E’ la cattiva. Eppure non riesco a volerle male. Non riesco a desiderare che venga uccisa ( anche se immagino che morirà per mano del suo fratello amante ), non riesco a schierarmi contro. Faccio il tifo chiaramente per gli Stark, la morte di Ned non mi è mai andata giù, ma io subisco troppo il fascino della regina. Ecco perchè dico che è ben costruito. Perchè con tutto quello che combina si dovrebbe odiare ed invece si resta sempre più affascinati dai suoi modi e da tutte le trame che la sua mente riesce ad organizzare.

Male il tentativo di rifarsi del buon Theon, troppo in ritardo: se è senza palle c’è un perchè. Anche se spero vivamente che riesca a far fuori quel gran tamarro di suo zio.

Bene il ritorno nelle scene di ser Jorah Mormont. guarito per mano di Samwell Tarly nella cittadella, che torna a proteggere la sua amata. E adesso chi glielo dice che John Snow l’ha resegata????? Povero cavaliere. E’ guarito dalla peste bubbonica per niente.

Benissimo lord Davos, definitivamente diventato il mio personaggio preferito della saga. La sua saggezza è infinita,  mai una parola fuori posto, ottimo consigliere e meraviglioso stratega con la testa sulle spalle.

I dialoghi in generale sono stati, sempre a mio avviso, il punto di forza di questa stagione. Strepitosa la scena in cui il piccolo Tyrion Lannister raggiunge la perfida sorella per convincerla alla tregua. Parole meravigliose, intensità che mette quasi l’ansia, ma del resto il nanetto è uno che la sa lunga. Anzi lunghissima. Anche il tiro alla fune tra Snow e Daeneris di inizio serie sono accattivanti. Parole ben pesate e ben utilizzate per fare apparire il profilo psicologico dei due. Inchinati. No. Aiutami. Inchinati. No.

E’ ovvio che la voce grossa l’ha fatta anche le scene di battaglia. Quella in cui il drago fa arrosto l’esercito Lannister è davvero epica. E così, come era successo nella scorsa stagione,  la battaglia della suicide squad oltre la barriera contro i morti. Inquadrature fantastiche degne di un colossal da grande schermo.

Ma del resto questa serie TV è un vero e proprio colossal. Chi verrà dopo, e speriamo ce ne siano sempre più di serie di questo livello, dovrà per forza fare i conti con le vicende scritte da George RR Martin. Per forza!

Anche solo per la grande emozione che sale nel mio corpo ogni volta che parte la sigla. . . .  .turu turuturu turuturu turutu . . . turu turuturu turuturu turutuuu . . . .